L’importanza del colore nella scelta dei materiali

Marmi e pietre non sfuggono alle regole essenziali del marketing, che assegnano maggiori probabilità di successo produttivo e distributivo alla stregua di alcuni parametri essenziali: qualità, prezzo, servizio. In campo lapideo, peraltro, bisogna aggiungerne almeno uno di particolare rilevanza specifica: l’elemento estetico.

Verde Lapponia

Il materiale litoide è per sua natura irripetibile, proprio perché la presentazione cromatica, in cui sono presenti sfumature e “nuances” assai variegate, non può essere imitata, né tanto meno copiata, nonostante i molteplici tentativi altrui. La catalogazione in rapporto al colore non è facile quando si tratti di un prodotto naturale come marmo, granito od altra pietra, perché in molti casi sfugge ad un preciso riferimento di base; ma non per questo è priva di significato professionale e commerciale. Anzi, le sue indicazioni sono di rilevanza spesso decisiva.

La stessa macro-divisione di base fra calcarei e silicei non prescinde da referenti cromatici: il successo di parecchi graniti è stato determinato dalle disponibilità di colori molto accesi, in diversi casi a livello di esclusive.
C’è di più. L’estrazione dei materiali di base (marmo, granito e travertino) che esprime circa tre quarti di quella mondiale di settore, è riferibile ad un ventaglio molto ampio di colori, mentre quella delle altre pietre (ardesia, arenaria, basalto, beola, limestone, porfido, quarzite, serizzo, trachite, e via dicendo) ha molto spesso una tonalità monocromatica di fondo, sebbene attenuata dalla caratteristica naturale del prodotto.

Granito-Kashmire

I colori più diffusi sono quelli meno accesi, con grigio, beige e bianco nelle posizioni di vertice, ed una disponibilità globale maggioritaria. Gli altri colori, dal giallo al nero, dall’azzurro al rosso, dal marrone al verde, al contrario, sono meno frequenti. Ciò determina, secondo una logica legge di mercato, conseguenti differenze nella scala di valore, anche alla luce, ben s’intende, dei caratteri tecnologici, e talvolta, degli orientamenti di gusto.

Le prime due tonalità, vale a dire il grigio ed il beige, sono disponibili quasi dovunque, mentre gli altri colori, pur in assenza di vere e proprie esclusive nazionali, sono presenti in un numero relativamente limitato di Paesi produttori. Ad esempio, il bianco vanta le maggiori concentrazioni in Italia, Grecia e Turchia; il rosa è risorsa tradizionale del Portogallo; il nero vede una buona preminenza del Sudafrica. Dal canto loro, azzurri, marroni e verdi sono reperibili in una schiera piuttosto ristretta di Paesi, con particolare riguardo, rispettivamente, a Brasile, Finlandia, India (ed alla Cina, che con le sue migliaia di cave può gestire un’offerta globale molto articolata). Per quanto riguarda più specificamente il granito, va aggiunto che la sua valorizzazione è stata indotta, in diversi casi, dalla possibilità di immettere sul mercato quantità industrialmente rilevanti di colori forti, fermo restando che anche in campo siliceo le produzioni più ricorrenti restano quelle di materiali a pigmentazione tenue.

Onice Smeraldo

Concludendo, è da sottolineare come la vasta gamma di colori che caratterizza la produzione lapidea mondiale costituisca un ulteriore punto di obiettivo vantaggio nei confronti della concorrenza, che non può vantare un ventaglio cromatico di ampiezza simile, anche a prescindere dai tentativi d’imitazione. Il colore, in buona sostanza, è un’opportunità selettiva offerta direttamente dalla natura agli utilizzatori del marmo e della pietra, e quindi, un fattore di successo da tutelare e valorizzare.

 

Articolo di Carlo Montani pubblicato su www.marmonews.it
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